Il telelavoro, accelerato dalla pandemia, ha rivoluzionato il mondo del lavoro. Ma quali sono i suoi reali effetti sulla produttività e sul benessere dei lavoratori? E qual è la situazione oggi in Italia?
Anche se molti pensano che il telelavoro e lo smart working siano la stessa cosa, in realtà non è così. Il primo, infatti, prevede una modalità di svolgimento della prestazione lavorativa subordinata, in cui il dipendente opera al di fuori dei locali aziendali, utilizzando strumenti tecnologici che consentono la connessione con l’ufficio. Il secondo fa riferimento ad una forma più flessibile di rapporto lavorativo che si distingue per la possibilità di svolgere il lavoro senza vincoli di luogo e orario, organizzandolo per obiettivi, fasi e cicli di attività.
In Italia, il telelavoro e lo smart working (o lavoro agile) sono regolati da normative diverse che riflettono approcci distinti.

Telelavoro
Il telelavoro, disciplinato dall’Accordo Interconfederale del 9 giugno 2004, ed è caratterizzato da:
- L’obbligo di una postazione definita e attrezzata.
- Diritti e doveri simili a quelli dei lavoratori presenti in ufficio.
- Un accordo scritto tra datore di lavoro e dipendente, che definisce gli aspetti organizzativi e tecnologici.
Smart Working
Lo smart working La disciplina di riferimento è la Legge 22 maggio 2017, n. 81Apre in una nuova scheda (articoli 18-24), come da ultimo modificata dalla Legge 4 agosto 2022, n. 122 (che ha convertito con modificazioni il D.L. 21 giugno 2022, n. 73, c.d. Decreto Semplificazioni), secondo la quale il lavoro agile è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa. È basato su:
- L’assenza di vincoli di luogo o orario di lavoro.
- Un’organizzazione per fasi, cicli e obiettivi concordati tra le parti.
- La possibilità per il lavoratore di alternare ufficio e remoto, senza una postazione fissa.
La situazione in Italia
Durante la pandemia di COVID-19, l’Italia ha visto un aumento esponenziale dello smart working, adottando modalità semplificate per facilitare il lavoro a distanza. Tuttavia, dal 1° aprile 2024, si è tornati alle regole ordinarie, che prevedono:
- Un accordo individuale tra datore di lavoro e dipendente.
- La possibilità per le aziende di organizzare il lavoro in modo flessibile, ma nel rispetto delle normative.
Telelavoro e capitale umano
Il capitale umano, ovvero le competenze e la conoscenza dei lavoratori, è cruciale per il successo del lavoro a distanza. Secondo l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, nel 2023:
- 89% dei lavoratori si è dichiarato soddisfatto della flessibilità del lavoro da remoto.
- Le aziende che hanno investito in tecnologie digitali e formazione hanno registrato un aumento della produttività fino al 20%.
Infatti, questo tipologia di svolgimento delle mansioni offre numerosi vantaggi, come la flessibilità, garantendo una migliore gestione del tempo per i lavoratori, e, allo stesso tempo, un risparmio economico per il datore di lavoro, che ridurrà i costi di luoghi fisici. Nonostante i numerosi vantaggi il telelavoro non è per tutti, è una modalità che tende ad isolare i dipendenti e può rendere più difficoltosa la gestione da remoto di un team.
Per approfondire l’importanza del capitale umano nel mondo del lavoro leggi anche: Innovazione e lavoro
Proposte legislative: il diritto alla disconnessione
Per chi pratica smart working o il lavoro agile può esserci anche un problema a livello di gestione delle comunicazioni di lavoro, per questo diventa ancora più importante stabilire delle regole. Laddove l’accordo tra professionisti, o il buonsenso, non basti si sta attualmente, discutendo una legge sul diritto alla disconnessione, che mira a tutelare i lavoratori stabilendo almeno 12 ore di riposo tra i turni e limitando comunicazioni lavorative fuori dall’orario previsto. Questo diritto è cruciale per garantire l’equilibrio tra lavoro e vita privata, particolarmente rilevante nel contesto del lavoro a distanza.
Il telelavoro e lo smart working rappresentano il futuro del lavoro, ma richiedono un approccio strategico e adattabile alle diverse esigenze tra lavoratore e datore di lavoro. È fondamentale per aziende e lavoratori comprendere le differenze tra queste due modalità e sfruttarle al meglio, valorizzando il capitale umano e le conoscenze disponibili.
Roberto Raimondi (Cagliari, Sardegna) è economista dell’innovazione e docente universitario, specializzato in economia della conoscenza e cooperazione internazionale. Attualmente professore di Economia della Conoscenza presso la Link Campus University di Roma, il prof. Raimondi ha dedicato la sua carriera alla promozione di politiche per lo sviluppo sostenibile e l'innovazione.
