Geopolitica delle materie prime critiche e autonomia industriale: l’Europa può uscire dalla morsa dei monopoli estrattivi?

Geopolitica delle materie prime critiche e autonomia industriale: l’Europa può uscire dalla morsa dei monopoli estrattivi?

L’autonomia energetica europea dipende da materie prime critiche concentrate in pochi paesi. La dipendenza strutturale è un rischio sistemico.

Materie prime critiche e transizione verde

La transizione energetica è, prima di tutto, una questione di geologia e di potere economico. Litio, cobalto, terre rare, manganese e nichel costituiscono il substrato materiale dell’intera infrastruttura verde: batterie per veicoli elettrici, turbine eoliche, pannelli fotovoltaici e, con crescente rilevanza strategica, i reattori di nuova generazione come gli SMR (Small Modular Reactors).

Secondo i dati pubblicati dall’International Energy Agency, la domanda globale di minerali critici potrebbe quadruplicare entro il 2040, trainata proprio dalla crescita accelerata delle infrastrutture energetiche a basse emissioni. Il problema non è la disponibilità geologica assoluta, ma la sua distribuzione politica. La Repubblica Democratica del Congo controlla oltre il 70% della produzione globale di cobalto. La Cina domina l’intera filiera delle terre rare, dalla fase estrattiva a quella di raffinazione, con quote che in alcuni segmenti superano il 90%.

Queste asimmetrie di potere economico sono state costruite negli ultimi tre decenni attraverso investimenti pubblici massicci, accordi bilaterali con paesi produttori e integrazione verticale delle catene di approvvigionamento.

Critical Raw Materials Act

Nel 2023 l’Unione Europea ha adottato il Critical Raw Materials Act (CRMA), con l’obiettivo dichiarato di ridurre la dipendenza da singoli fornitori. Il regolamento fissa soglie quantitative precise: almeno il 10% del fabbisogno annuo europeo dovrà essere estratto sul territorio dell’Unione, il 40% lavorato internamente e nessun paese terzo potrà coprire più del 65% di un singolo materiale strategico.

Si tratta di un segnale politico rilevante. Tuttavia, i limiti strutturali dell’intervento restano evidenti a un’analisi economica rigorosa.

Il CRMA non risolve il divario di competitività nell’estrazione e nella raffinazione rispetto ai paesi con bassi standard ambientali e costo del lavoro ridotto. Non affronta il problema del tempo: aprire una miniera in Europa richiede in media 15-17 anni di iter autorizzativi. Non garantisce il finanziamento pubblico necessario per competere con i sussidi statali cinesi o con i modelli di investimento sovrano attivi in Africa e America Latina.

Il Centro Studi di Politica Internazionale ISPI ha documentato come gli accordi bilaterali già firmati dall’UE, con Cile, Canada, Kazakhstan e altri paesi produttori, abbiano prodotto risultati inferiori alle attese iniziali, soprattutto in termini di effettivo trasferimento di capacità estrattiva e raffinazione nel continente.

SMR e diversificazione energetica

In questo contesto, gli Small Modular Reactors rappresentano uno degli assi più promettenti della strategia di autonomia energetica europea. Gli SMR sono reattori nucleari di nuova generazione, modulari e scalabili, caratterizzati da una potenza inferiore ai 300 MWe, progettati per garantire energia di base stabile e a bassa intensità di carbonio, compatibile con una griglia energetica de-risked rispetto alle fluttuazioni delle fonti rinnovabili intermittenti.

Dal punto di vista delle materie prime critiche, gli SMR presentano un profilo di dipendenza diverso rispetto alle filiere solari o delle batterie. Il combustibile nucleare, principalmente uranio arricchito, pur con proprie concentrazioni geopolitiche (Russia, Kazakistan, Canada), è soggetto a dinamiche di mercato più consolidate e a un ventaglio più ampio di fornitori potenziali rispetto al cobalto o alle terre rare.

Il CSIS ha analizzato come la diversificazione del mix energetico verso tecnologie con diverse strutture di dipendenza da materie prime possa ridurre l’esposizione complessiva dell’Europa agli shock di approvvigionamento. Un approccio multi-tecnologico, rinnovabili, accumulo, SMR, costituisce una strategia di portafoglio industriale più robusta rispetto alla monodipendenza da una sola filiera.

Gli attori industriali che operano nel settore degli SMR in Europa stanno spingendo per una governance regolatoria armonizzata a livello UE, condizione necessaria per abbattere i costi di sviluppo e certificazione.

De-risking e decoupling

Il dibattito strategico all’interno delle istituzioni europee oscilla tra due posture distinte. Il decoupling, la separazione netta dalle catene di fornitura cinesi e da altri fornitori considerati geopoliticamente rischiosi, è la posizione più radicale, sostenuta da una parte del Parlamento Europeo e da alcuni governi nazionali.

Il de-risking, al contrario, è l’approccio adottato dalla Commissione Europea: ridurre selettivamente le dipendenze più critiche, senza recidere i legami commerciali globali in modo indiscriminato. È una postura più pragmatica, ma esposta all’accusa di insufficienza strategica nei momenti di crisi geopolitica acuta.

L’analisi economica suggerisce che il de-risking efficace richiede tre condizioni difficilmente raggiungibili nel breve periodo: 

  • investimenti pubblici europei di scala paragonabile a quelli dell’Inflation Reduction Act americano; 
  • una politica industriale coordinata tra Stati membri, oggi ancora frammentata; 
  • accordi commerciali strategici con paesi produttori strutturati su incentivi reali, non solo su dichiarazioni di intenti diplomatici.

Per un approfondimento sul modo in cui le logiche dell’economia di guerra stanno ridefinendo le priorità industriali del continente, si rinvia all’analisi pubblicata su questo blog relativa a economia di guerra, mercati e priorità industriali.

Scenari per il decennio 2025-2035

Le proiezioni più credibili convergono su un quadro di parziale riduzione delle dipendenze critiche entro il 2035, a condizione che il CRMA venga applicato con rigore e che gli investimenti nelle capacità di raffinazione interne vengano effettivamente attivati.

Tre scenari principali strutturano il campo delle possibilità.

  • Nel primo scenario, ottimistico ma condizionato, l’Europa riesce a costruire una filiera di raffinazione domestica per litio e terre rare, supportata da un fondo sovrano europeo per le materie prime strategiche, e sviluppa una rete di SMR che riduce la dipendenza dal gas naturale importato.
  • Nel secondo scenario, di stagnazione, la frammentazione politica interna, i ritardi autorizzativi e la competizione fiscale tra Stati membri paralizzano l’attuazione del CRMA, lasciando invariata la struttura di dipendenza attuale.
  • Nel terzo scenario, regressivo, l’escalation delle tensioni geopolitiche (Taiwan, Africa sub-sahariana) produce shock di approvvigionamento che colpiscono selettivamente le industrie europee ad alta intensità di materiali critici, accelerando le delocalizzazioni produttive verso mercati con accesso diretto alle risorse.

Il realismo analitico impone di riconoscere che il secondo scenario è attualmente quello con la maggiore probabilità implicita, data la lentezza dei processi decisionali europei rispetto all’urgenza della trasformazione strutturale in corso.

Roberto Raimondi | Professore ed economista
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Roberto Raimondi (Cagliari, Sardegna) è economista dell’innovazione e docente universitario, specializzato in economia della conoscenza e cooperazione internazionale. Attualmente professore di Economia della Conoscenza presso la Link Campus University di Roma, il prof. Raimondi ha dedicato la sua carriera alla promozione di politiche per lo sviluppo sostenibile e l'innovazione.

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