Valute digitali di banca centrale (CBDC) e de-dollarizzazione: una minaccia per l’egemonia finanziaria occidentale?

Valute digitali di banca centrale (CBDC) e de-dollarizzazione: una minaccia per l’egemonia finanziaria occidentale?

Le CBDC dei paesi BRICS+ stanno ridisegnando i circuiti del potere monetario globale, erodendo l’efficacia delle sanzioni economiche e mettendo sotto pressione la governance finanziaria occidentale.

CBDC e blockchain: larchitettura tecnica del nuovo potere monetario

Le valute digitali di banca centrale, Central Bank Digital Currencies, o CBDC,  non rappresentano una semplice evoluzione dei sistemi di pagamento elettronici esistenti. Costituiscono, piuttosto, un cambio di paradigma nell’architettura monetaria sovrana. A differenza delle criptovalute private, le CBDC sono passività dirette della banca centrale emittente, programmate e distribuite su infrastrutture, in molti casi blockchain o distributed ledger, che consentono transazioni peer-to-peer senza intermediazione bancaria tradizionale.

Il Bank for International Settlements (BIS) ha documentato che oltre 130 banche centrali nel mondo stanno esplorando o sviluppando attivamente forme di valuta digitale sovrana. Questa convergenza tecnologica non è neutrale: incorpora precise scelte di governance, di interoperabilità e, soprattutto, di autonomia rispetto ai circuiti di clearing dominati dal dollaro statunitense.

De-dollarizzazione e BRICS+: quanto è reale la minaccia sistemica?

Il processo di de-dollarizzazione, inteso come riduzione strutturale della dipendenza dal dollaro nelle riserve valutarie, nei contratti commerciali e nelle transazioni interbancarie, ha subito una significativa accelerazione dopo le sanzioni imposte alla Russia nel 2022. Quella risposta geopolitica ha dimostrato, con inedita chiarezza, che il controllo del sistema SWIFT costituisce un’arma finanziaria di primissimo ordine.

I paesi BRICS+, con Cina, India, Russia, Brasile, Sudafrica e le nuove adesioni quali Emirati Arabi Uniti, Iran ed Etiopia, stanno sviluppando piattaforme di regolamento bilaterale e multilaterale che bypassano strutturalmente tale dipendenza. Tra i principali progetti in corso:

  • mBridge: piattaforma CBDC cross-border sviluppata con il coordinamento del BIS Innovation Hub, che coinvolge Cina, Hong Kong, Emirati Arabi Uniti e Thailandia.
  • BRICS Pay: sistema di pagamento alternativo in fase di discussione avanzata tra i paesi del blocco.
  • Sistema SPFS russo: alternativa nazionale allo SWIFT, già operativo per i principali istituti di credito domestici.
  • Accordi bilaterali yuan-rupiah e yuan-real: commercio energetico e delle materie prime sempre più denominato in valute non dollaro.

Come analizzato anche nel contesto delle sanzioni economiche e del loro impatto strutturale, la crescente frammentazione monetaria riduce progressivamente la capacità coercitiva degli strumenti sanzionatori occidentali.

Blockchain e governance finanziaria globale: chi controlla il codice?

La questione centrale non è puramente tecnica. L’adozione di infrastrutture blockchain da parte delle banche centrali pone una domanda di governance fondamentale: chi definisce i protocolli, le regole di validazione e i meccanismi di controllo delle transazioni sovrane?

Il Peterson Institute for International Economics (PIIE) ha evidenziato come la Cina stia sfruttando il progetto e-CNY, il renminbi digitale, non soltanto per efficientare i pagamenti domestici, ma per costruire una rete di accordi bilaterali con Paesi emergenti che accettano il regolamento in valuta digitale cinese. Questo processo replica, su scala ridotta ma con effetti strutturali profondi, la logica del “dollar standard” del dopoguerra: chi emette la valuta di riferimento nei circuiti internazionali acquisisce un privilegio esorbitante in termini di signoraggio e di leva geopolitica.

La governance di queste nuove infrastrutture monetarie digitali è, pertanto, un terreno di competizione strategica tanto quanto i mercati energetici o le catene di approvvigionamento tecnologico.

Lautonomia strategica europea: ritardo strutturale o scelta deliberata?

Nel dibattito sulle CBDC, l’Unione Europea si trova in una posizione di particolare delicatezza. Il progetto dell’euro digitale, coordinato dalla Banca Centrale Europea, è ancora nella fase di preparazione, con un orizzonte temporale di implementazione non prima del 2027-2028. Questo ritardo, che il Fondo Monetario Internazionale ha segnalato come potenziale elemento di vulnerabilità per l’autonomia dei sistemi di pagamento europei, apre interrogativi profondi sull’effettiva volontà politica di costruire una sovereignty stack monetaria europea.

L’Europa rischia, in assenza di un’architettura digitale sovrana consolidata, di trovarsi schiacciata tra due poli: la dipendenza dal dollaro digitale statunitense e la permeabilità crescente alle reti di pagamento cinesi nei mercati emergenti con cui intrattiene relazioni commerciali strategiche.

Implicazioni per la governance globale: verso un sistema monetario multipolare?

L’analisi complessiva suggerisce che il mondo stia evolvendo verso un sistema monetario non più unipolare, ma strutturalmente multipolare e frammentato in zone valutarie digitali. Le implicazioni per la governance finanziaria globale sono di primissimo ordine:

  • La capacità sanzionatoria occidentale si indebolisce progressivamente man mano che i circuiti di pagamento alternativi raggiungono massa critica.
  • Le asimmetrie di potere economico si riconfigurano attorno al controllo delle infrastrutture digitali monetarie, non più soltanto delle riserve auree o dei flussi commerciali.
  • La frammentazione del sistema SWIFT non significa la sua scomparsa immediata, ma la sua progressiva marginalizzazione in specifici corridoi geopolitici.
  • Le banche centrali dei paesi emergenti acquisiscono nuovi gradi di libertà nella gestione delle riserve e nella denominazione dei contratti internazionali.

Roberto Raimondi | Professore ed economista
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Roberto Raimondi (Cagliari, Sardegna) è economista dell’innovazione e docente universitario, specializzato in economia della conoscenza e cooperazione internazionale. Attualmente professore di Economia della Conoscenza presso la Link Campus University di Roma, il prof. Raimondi ha dedicato la sua carriera alla promozione di politiche per lo sviluppo sostenibile e l'innovazione.

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